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GOMMORESINA TROPICALE

GOMMORESINA TROPICALE

Gommoresina Tropicali

Mirra, incenso, benzoino, storace

LE GEMME DELL’ORIENTE

Le gommoresine sono essudati naturali prodotti dall’attività del plasma che colano naturalmente dal tronco o dai rami di alcune piante.

Chimicamente le resine sono miscugli di sostanze eterogenee con strutture molecolari molto complesse. Esse si presentano generalmente solide o semiliquide, variamente colorate, trasparenti e profumate. Questi composti, solubili in alcool o in olio sono costituiti da acidi aromatici e resinosi, alcooli, olii essenziali, fenoli, terpeni e polisaccaridi.

Le gommoresine tropicali possiedono azione antisettica, battericida e antiparassitaria sia per uso esterno che per via interna, sempre che vengano molto diluite.

Chiamate AROMATA o TIIUMIAMATA le resine tropicali erano anticamente molto diffuse e considerate “spezie”.

Esse, mescolate agli olii essenziali, venivano impiegate nelle preparazioni di unguenti con proprietà medicinali e cosmetiche o bruciati perché si diffondessero le loro proprietà nell’aria.

Mirra e incenso erano le più pregiate, benzoino e storace erano considerate balsami naturali.

Con le conquiste di Alessandro le resine entrarono a far parte della cultura ellenica e si iniziò a importarle direttamente dai luoghi di origine

Nell’antichità

Teofrasto (272 – 288 a.C.) scrisse la “Storia delle piante” e un trattato “Sugli odori” classificando piante e aromi. Nel primo libro menziona incenso, mirra, bdellio (resina meno pregiata della mirra) e ne vanta le proprietà medicinali come cicatrizzanti, astringenti, disinfettanti, nonché immunologiche, come risulta da preparazioni di antidoti per veleni.

Si narra che Mitridate tentò di avvelenarsi per sfuggire a Pompeo, ma non vi riuscì dal momento che era preservato dal “mithridatium”, antidoto che Cratena aveva preparato per lui con tutte le spezie allora conosciute. Le sostanze che componevano erano trentasei e tra esse erano presenti incenso, mirra e storace.

Secondo Dioscoride (65 d.C.), la mirra, sia liquida che solida, era impiegata in profumi antichi famosi come il “metopium” (mirra, cardamomo, calamo, mandorle, amare, onfacio, galbano, terebinto, giunco, ginger, picea); il “mendesium” (mirra, cassia, balano, picea); “malabathum” (mirra, malabrathum, panace).

La trattazione delle spezie, in modo forse più accurato, fu continuato dal naturalista  Plinio nella sua “Historia naturalista”. Egli annoverava le gommoresine tra i migliori fissatori per profumi, ma ne loda anche le proprietà disinfettanti che si esaltano nell’imbalsamazione, come è testimoniato dagli Egizi.

Dopo la morte la stessa Poppea fu imbalsamata, e non cremata all’uso romano. Questo episodio conferma quanto alcuni usi mediorientali e orientali fossero ostentazione e moda in alcuni periodi dell’Impero romano, come sotto Nerone. Per le spezie l’Impero spendeva cento milioni di sesterzi l’anno.

Dall’Arabia giungevano incensi, varie qualità di mirra, anche se la migliore rimaneva sempre quella africana. Dalla Siria proveniva lo storace e , da quanto riferisce Plinio, anche il benzoino, dal profumo di vaniglia. Gli Eblaiti, abitanti dell’antichissima città siriana di Ebla (III millennio A.C.) già conoscevano questa resina.

Nella campagna di scavi del 1983 diretta dal Prof. Mattie dell’Università di Roma “La Sapienza” sono state ritrovate nei magazzini del Palazzo reale alcune coppe a piedistallo forato dove si suppone venisse bruciato il benzoino per allontanare serpenti e topi dalle derrate alimentari. Le proprietà fortemente ipnotiche e disinfettanti dei fumi ne confermerebbero l’ipotesi.

Nell’antichità l’uso comune dei profumi  o meglio delle sostanze odorose, erano un pretesto per attuare norme igieniche. A tale proposito gli Egiziani usavano sciogliere resine come mirra e incenso in olii raffinati di mandorle amare o di olive acerbe (forse il famoso Onfacium) che spalmavano sulla pelle per proteggersi dalla polvere, dai germi, dal caldo come dal freddo. Queste stesse sostanze rappresentavano la base dei preparati non solo per l’imbalsamazione ma anche  per le bende destinate ai feriti.

Tra i popoli antichi medicina e cosmesi non erano così distinte come oggi, ma al contrario erano complementari.

Queste gommoresine tropicali quali benzoino, incenso, mirra, storace, possono essere di grande aiuto per la conservazione di prodotti deperibili anche alimentari, di cosmetici, dei prodotti per l’igiene e come sostanze disinfettanti naturali soprattutto se uniti ad olii essenziali di piante aromatiche.

Queste sostanze naturali così interessanti dal punto di vista igienico e sanitario dovrebbero essere inserite in ricerche finalizzate a nuove soluzioni per sostituire disinfettanti e conservanti sintetici, alcuni ritenuti anche cancerogeni, che creano disturbi allergici e squilibri ambientali così dannosi per l’ecosistema.

Benzoino

Benjoin; ted. Benzoa; ingl. Gum benzoin, benjamin Stirax benzoin (Stiracee).

Il benzoino è un piccolo albero a foglie lunghe e picciolate originario delle regioni tropicali, soprattutto dell’Asia Orientale comprese la Tailandia, Sumatra e la Cambogia.

Sulle piante di circa sette anni, dopo il periodo delle piogge, si operano dei tagli dai quali sgorga un liquido resinoso.

Questa resina balsamica allo stato liquido ha il sapore del finocchio, ossidandosi diventa scura e acquista un buon odore di vaniglia.

Il benzoino contiene il 10% di acido benzoico libero, 60% di benzoato di conniferile, acido triterpenico, siaresinolo e benzoato di cinammile. Al benzoato di conniferile e alla sua trasformazione è da riferire il profumo di vaniglia.

Ha proprietà espettoranti, fluidificanti bronchiali, cicatrizzanti, antisettiche, antiossidanti, estingue la sete, stimola le ghiandole a secrezione interna. Per uso esterno viene impiegato come schiarente, emolliente, leggermente astringente, come fissatore dei profumi. Si usa inoltre per la fabbrica di saponi e cioccolato cremoso. Se viene strofinato sul metallo di notte emette una luce bluastra.

Il benzoino deriva dall’arabo luban al-jawi che significa “incenso di Giava”. Così lo chiamavano gli arabi che commerciavano tra la Cina e Celyon. Questa gommoresina pregiata entrò nel commercio molto tardi rispetto alle altre spezie: si parla della dinastia Sung.

Scott parla di Benzoino nella parte del “Digesto” a proposito delle tasse doganali sull’area del Mar Rosso.

La parola più attendibile che fa riferimento quasi sicuramente al Benzoino è il “cancamum” e anche Strabone ne parla nel “Periplo”. Dioscoride lo menziona a proposito di una resina simile alla mirra. Il Benzoino probabilmente arrivò ai porti somali lungo la via del Cinnamomo che va dall’Asia sudorientale all’Africa orientale attraverso il Madagascar.

Coedes a proposito dei nuovi impulsi che l’impero romano diede al commercio, soprattutto dei generi di lusso, disse:< Quel commercio comprendeva oro, spezie, bagni fragranti (sandalo e aloè) e gomme odorose (canfora, benzoino)tra le specialità delle regioni e delle isole che si trovano oltre il Gange>.

Incenso

Ing. Frnkincense tree Bowellia carterii Bird (Burscee)

L’incenso è un albero di quattro o cinque metri originario della Somalia e dell’Arabia occidentale con corteccia bruno pallido che si stacca dal fusto. Le foglie sono alterne, composte, riunite in ciuffi apicali. I fiori sono bianchi raccolti in racemi ascellari. Il fusto è piccolo, carnoso. La gommoresina si ottiene dall’incisione del fusto dal quale fuoriesce un liquido resinoso che si rapprende all’aria.

Si presenta il lacrime giallo-biancastre solubili in alcool, tondeggianti, fragili e con fratture brillanti. Il sapore è balsamico e l’odore particolarmente aromatico, soprattutto in presenza del calore. L’essudato degli alberi vecchi è più odoroso.
L’incenso liquido migliora la circolazione del sangue fluidificandolo e migliorando la rete capillare. La resina stimola le ghiandole a secrezione interna e il sistema nervoso.
Per uso esterno viene impiegato in composti destinati ad epidermidi molli e asfittiche.

Teofrasto narra che nel 324 a.C. alcuni esploratori egiziani sbarcarono nell’Arabia meridionale e qui trovarono alberi di incenso e di mirra.
Gli alberi gocciolanti di resina odorifera erano sorvegliati da uomini. Plinio riteneva che fosse conosciuto l’incenso solo in una piccola zona dell’Arabia ma non sembra veritiero dal  momento che mirra e incenso venivano anche dall’Africa.

Le specie di bowellina sono numerose: serrata, carterii ameereo, elongata, javanica, socotrana. Socotra faceva parte del regno continentale. Dai porti di Lama e di Moscha partivano le navi per l’India per la Persia e L’Egitto. Per via terra le esportazioni passavo per la via dell’incenso attraverso Petra e la Siria.
Strabone nel suo “Periplo” descrive minuziosamente tele commercio dall’Arabia. Da queste zone partivano rifornimenti mondiali di incenso. La zona migliore era Dhofar. Strabone così descrive minuziosamente take commercio dall’Arabia. Da queste zone partivano rifornimenti mondiali di incenso. La zona migliore era Dhofar.
Strabone così descrive la valle dell’incenso :< Al di là  di Cana si apre un’altra larga baia molto profonda che è coperta di una nube e da aria piena di vapore a causa dell’incenso che promana dai suoi alberi. L’incenso viene raccolto dagli schiavi del re e dalla gente inviata là per punizione. I dintorni sono malsani anche per chi naviga lungo la costa e generalmente letali per quanti vi lavorano….
E l’incenso giace su tutto il territorio di Sachalites, quale una città saccheggiata, esposto e incustodito come se vi sorvegli qualche potenza divina, che abbia questo posto sotto la sua protezione. Infatti senza il permesso del re non può essere caricato a bordo delle navi.. se qualcuno ne imbarcasse anche un solo grano, la nave non potrebbe ricevere i documenti per la partenza…

Mirra

Commifhora myrra Erig. Fr. Mirrhe; ted.Mirrha; ingl.Myrrh.

La Mirra è una piccola pianta che cresce in Arabia, in Somalia, Abissinia e in Egitto. Le foglie sono trifogliate, i fiori sono verdi. Dopo la stagione delle piogge, le cortecce vengono incise e si ricava  una resina gommosa gialla, particolarmente solubile in acqua. La resina, che a contatto con l’aria diventa rosso-bruna , è ricca di oleoresine contenenti olio essenziale.

La mirra ha proprietà espettoranti, antisettiche, cicatrizzanti, emmenagoghe, vermifughe. Viene impiegata nelle infiammazioni della bocca e della gola, migliora la circolazione superficiale aiutando l’ossigenazione delle cellule. Ha sapore amarognolo e odore balsamico pungente.

Usata in profumeria come fissatore rende le fragranze più soavi. Notizie sulla funzionalità della mirra provengono soprattutto dalla medicina faraonica dove la mirra veniva impiegata anche come eccitante della sfera sessuale.

Le specie di Commifhora sono ben quattordici : cinque della Somalia, sei dell’Africa tropicale, una dell’Abissinia, una del Ghana e una dell’Arabia. Dioscorde trovò una somiglianza con l’acacia egiziana. Allo stato spontaneo cresceva anche insieme all’incenso, in Arabia sembra che fosse anche coltivata.

La mirra africana, la Trogoditica, secondo Plinio sembra che fosse la migliore.

Il professore Ehrenberg trovò la mirra in Arabia nel 1826 confermando la tesi di Teofrasto e Plinio, Strabone nel “Periplo”. Testimonia esportazioni continue dai porti della Somalia. Le esportazioni di Muza includevano “mirra scelta”  o olio puro di mirra. La vera patria della mirra era l’Africa, e non l’Arabia, soprattutto la costa somala, che gli Egizi chiamavano Punt.
In epoca romana, la Trogoditica continuò ad essere il rifornimento per il Mediterraneo. La mirra era una delle spezie che venivano usate per l’imbalsamazione, come ingrediente dell’incenso da bruciare, delle medicine e come aroma per i vini. “E gli offrirono vino mescolato a mirra”. Offrire vino aromatizzato con mirra era un segno di ospitalità squisita.

Storace

Liquidambar orientalis Miel hamanuelacee ingl. oriental sweet gum Styrax officinalis L. (Stiracee)

Con lo stesso nome vengono chiamate dure resine aromatiche estratte da due piante molto diverse.

La prima, detta anche storace liquido, si estrae da un albero rustico originario dell’Asia Minore a foglie alterne simili all’acero.

La seconda pianta, simile al cotogno, con fiori bianchi come quelli dell’arancio. Questo è il vero storace, un alberello di origine mediterranea, che anticamente cresceva anche nel territorio di Roma verso Marino.

La resina morbida, viscosa, bruna delle due piante, che si ottiene incidendo la corteccia , ha le stesse proprietà . Consistente come il miele ha sapore acre, pungente e odore balsamico , fresco. I costituenti di questa resina meno conosciuta sono: storesina, alpha e beta, estere cinnamico, vaniglia, stirolo.

Insolubile in alcool è disinfettante, cicatrizzante, calmante. Lo storace veniva impiegato per l’amenorrea, per migliorare il colorito delle guance, come deodorante.

La qualità migliore proveniva dalla Siria.

Bibliografia

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Gireve M., A moderm herbal Dover Pubblication Inc., New York 1971

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Donato G. Minardi Branca M.E. Rallo A., Sostanze odorose del mondo classico. C.N.R. Servizio scienze sussidiarie della archeologia, Roma, Grizzo – Venezia.

Marzotto Caotorta F. , I profumi ritrovati l’Ornitorinco, Rizzoli ,Milano.

Segreti e virtù delle piante medicinali Reader’s Digest, Milano 1981.

Durante C., Herbario Nuovo, Bologna lust J., The herbs book Sini Valley (California) 1979

Compendio dei prezzi in denari ( 60 lire anno 1964 ) per libra romana (327,45 g)

Plinio Historia Naturilist.

Incenso 1 qualità 6 | 2 qualità 5 | 3 qualità 3

Mirra                              16  1/2

(trogotica)

e tropica

Eritrea                            16

Profumo                         12

Stacte                          3.50

(mirra liquida)

Storace                          17

(siriaco)

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